India

Aggiornamenti dall'India. Cosa sta succedendo.

By 7 luglio 2020#!31Mar, 13 Ott 2020 15:12:29 +0000p2931#31Mar, 13 Ott 2020 15:12:29 +0000p-3+00:003131+00:00x31 13pm31pm-31Mar, 13 Ott 2020 15:12:29 +0000p3+00:003131+00:00x312020Mar, 13 Ott 2020 15:12:29 +00001231210pmmartedì=706#!31Mar, 13 Ott 2020 15:12:29 +0000p+00:0010#Ottobre 13th, 2020#!31Mar, 13 Ott 2020 15:12:29 +0000p2931#/31Mar, 13 Ott 2020 15:12:29 +0000p-3+00:003131+00:00x31#!31Mar, 13 Ott 2020 15:12:29 +0000p+00:0010#No Comments

All'inizio di aprile avevamo pubblicato un primo "resoconto" su come le cose stavano cambiando in India non appena è iniziato il lockdown, con i bambini forzati ad allontanarsi dalle loro famiglie e l'attenzione al sostentamento della popolazione locale. Sono passati tre mesi ... in questo secondo post cerchiamo sempre di ricostruire con Peter Raj - presidente di Aid India e capo dell'Island of Hope Orphanage e della Ave Maria Matriculation School - quello che è successo nel frattempo e di ipotizzare alcuni scenari futuri. Vi lasciamo alla storia di Peter:

"In Tamil Nadu, regione sudorientale dell’India, non ci si aspettava una diffusione così rapida del coronavirus. I primi casi sono stati individuati a Chennai, la città più importante dell’area, a marzo. A fine mese è stato decretato il lockdown per tutta l’India. Il virus si è diffuso rapidamente anche nelle altre città del Tamil Nadu, passando da circa 900 casi ad aprile a più di 120.000 a inizio luglio, con circa 1.700 morti. L’epidemia è sostanzialmente fuori controllo. La città di Chennai è la più colpita, le persone evitano di andarci e i suoi abitanti non sono ben accolti nel resto della regione. Sono stati aperti reparti covid negli ospedali, ma non c’è una cura specifica, dunque i medici fanno quello che possono con i medicinali a loro disposizione. Le autorità nazionali e regionali sono in difficoltà di fronte a questa nuova situazione e non sanno che fare.

Il governo porta avanti da mesi una campagna di sensibilizzazione sulla prevenzione attraverso SMS e telefonate, oltre che online e in televisione. Sono in vigore rigide misure di distanziamento fisico e gli eventi come i matrimoni e i funerali sono limitati alla ristretta cerchia familiare. In realtà, vista l’altissima densità abitativa delle città, il lockdown è più sulla carta che nella realtà. Molti non rispettano i comportamenti di prevenzione e per questo il virus continua a diffondersi rapidamente. La mobilità tra province è limitata, è necessario un permesso di spostamento che si richiede online. Al confine provinciale si deve passare un checkup medico. Chi rientra alla propria residenza da un’altra provincia deve osservare un periodo di isolamento fiduciario di 14 giorni.

Il governo ha ordinato a tutte le strutture residenziali per bambini di rimandare tutti gli ospiti a casa. Nel caso degli orfanotrofi, come la nostra struttura “Island of Hope” questa misura non è facile da realizzare, ma le autorità sono state molto rigide, hanno fatto visita alla struttura per verificare che non ci fosse più nessuno. Abbiamo dovuto mandare i bambini a casa dei parenti, come zii e nonni. Restiamo in contatto con gli orfani, con telefonate periodiche, e forniamo cibo alle famiglie che li stanno ospitando. Anche gli studenti della “Ave Maria Matriculation School” sono tornati a casa, ma restiamo in contatto con loro e forniamo loro supporto. Per fortuna al momento nessun bambino ospitato nelle nostre due strutture è stato contagiato. Per quando riguarda l’istruzione, tutti gli alunni sono stati automaticamente promossi alla classe successiva. Le scuole sono chiuse a tempo indeterminato per decisione governativa. Non si sa quando riapriranno.

Le reti di microcredito sono consolidate e portano avanti le loro attività in collaborazione con le banche locali, che custodiscono i loro risparmi e forniscono loro credito. Sta di fatto che la situazione economica complessiva è molto difficile in questa fase. La disoccupazione sta aumentando. Il governo fornisce un sussidio di circa 15 euro al mese a famiglia, oltre a distribuire derrate alimentari. Questi provvedimenti non sono sufficienti, ma non si può fare di più per carenza di fondi. Molte industrie sono chiuse e dunque anche i prodotti agricoli restano in parte invenduti. Per esempio il cotone non ha mercato perché le industrie tessili sono chiuse. I negozi sono aperti solo in alcune fasce orarie. Si tratta di una crisi economica pesante, soprattutto il Tamil Nadu. Non sappiamo quando finirà la pandemia e l’economia potrà ripartire. In ogni caso ci vorranno anni per riprendersi."

Peter Raj (presidente di AID India)

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